sport, indipendenze e potere economico

Oggi cominciano le Olimpiadi di Pechino, viva lo sport che unisce i popoli e tonifica il corpo.

Per l’occasione l’opinione pubblica mondiale organizza migliaia di manifestazioni a favore dell’indipendenza del Tibet e si indigna che i propri rappresentanti non si astengano dal partecipare all’evento sportivo.

“il venerdì” del 4 aprile, sopravvissuto tra i miei giornali da bagno, mi svela l’arcano. La Cina tiene per le palle (letteralmente) l’economia mondiale, non solo esportando gente e prodotti a prezzi stracciati, ma prestando denaro ai paesi occidentali, in particolare trasferendo fondi all’America (“nel corso dell’ultimo decennio in media ogni cittadino degli Stati Uniti ha preso in prestito – letteralmente – quattromila dollari da un cittadino cinese”). Detto ciò appare chiara la scarsa partecipazione diplomatica alla dissidenza pro-tibet. Meglio non mettersi contro la Cina perchè rischia di far crollare il dollaro facilmente.

Oggi si bombarda l’Ossezia del Sud (filo-russa) che rivendica l’indipendenza dalla Georgia.

La scorsa notte si riunisce l’ONU per cercare di capire se e come intervenire per fermare i bombardamenti. La Russia chiede l’intervento, Usa e Inghilterra si oppongono. Ma la guerra fredda non era finita? Cosa c’è adesso? La guerra per il petrolio? ah, già….

L’esperienza insegna: per l’Ossezia a nulla varrà fare le olimpiadi in Georgia. Speriamo che in Tibet trovino il petrolio.

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