Oggi sono andato a cambiare un assegno

Come succede da un po’ di tempo a questa parte, se si entra in una banca mai visitata, ci si deve aspettare di essere “censiti” per poter accedere al servizio, di qualsiasi tipo esso sia, dal cambiare l’assegno all’uso del bagno. Se non ho capito male, questo è un effetto del mix tra pacchetto Bersani 2007 e legge sulla privacy, per cui incentivando le transazioni bancarie, si è dovuto pensare a come gestitre la mole di dati personali.

Nota: art. 4, comma 1, lett. a) e b) del D.Lgs 196/2003 – Codice in materia di protezione dei dati personali
dato personale – “qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione ivi compreso un numero di identificazione personale”
trattamento – “qualunque operazione o complesso di operazioni […] concernente la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la conservazione, l’elaborazione, la modificazione, la selezione, l’estrazione, il raffronto, l’utilizzo, l’interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione dei dati”

Come si capisce, a parte il caso in cui i dati personali siano letti in mano vostra e immediatamente dimenticati con botta in testa da parte dell’impiegato, ogni qualvolta entrerete in banca, dovrete acconsentire e firmare un modulo per permettere di effettuare la transazione. Questo perchè una transazione elettronica prevede per sua natura che il dato sia registrato, elaborato, ecc. ecc….

I problemi subentrano quando mi si presentano fogli precompilati chiamati “modulo per la privacy”, che forse sarebbe meglio chiamare modulo per il trattamento dei dati dell’utente, che è una cosa diversa dalla privacy. In realtà questi moduli, prestampati e precompilati, sono ben altro. Richiedono (anzi, suggeriscono) il consenso all’utilizzo dei dati a fini commerciali, permettendo all’azienda anche di cederli a terzi, perchè no? insomma, di farci un po’ quello che vogliono, tanto io ho acconsentito secondo quel pezzo di carta.

Oggi sono andato a cambiare un assegno, per la seconda volta nella stessa banca (quindi nessun censimento necessario), ed ecco che l’impiegata previdente, nota guardando il monitor che non avevo acconsentito al trattamento dei miei dati a fini commerciali la prima volta. Ed ecco sbucare un “foglio per la privacy” precompilato. E per la seconda volta ho dovuto spiegare che “no, non consento” a un impiegata lievemente turbata.

La cosa, più che irritarmi di fronte alla frode quotidiana perpetuata ai danni di migliaia di utenti distratti, mi fa ricordare perchè storco il naso di fronte ai moralizzatori dei social-network. I nostri dati personali, non sono poi così personali, almeno da quando esistono le carte di credito, l’anagrafe, le liste elettorali, l’elenco del telefono. Il mio numero di telefono di casa gira tra i call-center di tele2,fastweb,sky,tim ormai da anni. La mia prima mail è regno di case produttrici di software, agenzie specializzate in erezioni, finte banche e poste. E se vi chiedete perchè la vostra seconda mail è meno soggetta a questo tipo di cose, non è perchè siete stati bravi e non l’avete data in giro (anche perchè sono convinto che 1 persona su 10 a cui date la nuova mail, un giorno la infilerà a tradimento in una mail comunitaria senza nascondere i destinatari, e allora, addio meticolosità). Piuttosto migliorano i meccanismi di filtro e lo spam è meno redditizio di un tempo.

Ora perciò si parla di dati sensibili, invece che di dati personali. I social network sono la patria dei dati sensibili. Un vostro futuro datore di lavoro potrà sapere prima di assumervi se siete bianco biondo e votate forza nuova, oppure nero ebreo e omosessuale. E quindi?
Guardiamo per una volta il lato buono della medaglia. Va bene, ora sembra utopistico, ma tutto questo non potrebbe aiutare ad abbattere i pregiudizi sociali e razziali, invece di aumentarli? Sinceramente più osservo il breve elenco di dati sensibili, più mi chiedo perchè sia stato necessario ritenerli tali. E mi spaventa molto la risposta.
Oppure una importante azienda di marmellate, scoprirà che un sacco di gente al nord-est va ghiotta di marmellata al lampone, decidendo di investire di più in quel mercato. Quindi?
Vi sentite così liberi di comprare quello che volete? Cambieranno le tecniche, ma l’obiettivo è sempre lo stesso, cercare di vendere qualcosa.
E allora non si potrebbe sperare per una volta che la gente si responsabilizzi nell’uso delle informazioni? Visto che sono le proprie? E invece di evitare di usare un social network, si chiedesse come funziona e perchè lo sta usando?

Chiudo dicendo che oggi ho eliminato diversi amici da facebook. Questo secondo voi vuol dire che ho litigato con loro?

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[minibio] il compleanno di bea

Il 27 gennaio 1985 è stata una giornata fuori dal comune. Anche se in molti non se ne sono mai resi conto.
Il 27 gennaio 1985 l’Italia era paralizzata dal freddo, un freddo mai visto. -27° a Firenze.
Il 27 gennaio 1985, nonstante il gelo e la neve, al Bentegodi il Verona riusciva a battere 2-0 l’Ascoli, uscendo così da una serie di 4 sconfitte consecutive, grazie agli scatti fortunati di Galderisi e Sacchetti.
Il 27 gennaio 1985, a New York, a qualcuno non riusciva l’ennesimo scatto fortunato, e Carl Lewis chiudeva solamente con 8.50 al Madison Square Garden.
Il 27 gennaio 1985, all’hotel Garden Suites di Caracas, Yuri Mandella si godeva i frutti del suo ultimo colpo ordinando 15 litri di Pampero e 15 giovani ben disposte.
Il 27 gennaio 1985, il Papa pronunciava nella stessa città (e grazie alle stesse quantità di rum) il suo discorso di fronte al corpo diplomatico in nunziatura, trasmesso in diretta da RaiUno.
Il 27 gennaio 1985, la sera, RaiUno tasmetteva la prima parte dello splendido sceneggiato “Un uomo in trappola” di Vittorio De Sisti.
Il 27 gennaio 1985, Roberto Alpi, protagonista dello sceneggiato, si stava invece guardando Drive-In su Italia 1, scolandosi una Bud di fronte al televisore.
Il 27 gennaio 1985, lo sceneggiatore americano Bud Hope concludeva la stesura di quella che sarebbe stata l’unica puntata dello sfortunato fumetto DC ispirato alla figura di Babbo Natale.
Il 27 gennaio 1985, Babbo Natale passava una splendida giornata polinesiana con una ragazza locale, per poi scoprire che si trattava di un uomo.
Il 27 gennaio 1985 un uomo entrava in un caffè. Splash.
Il 27 gennaio 1985 usciva in edicola Splash, la prima rivista onomatopeica italiana. SBAM, CRASH e BANG, il sottotitolo.
Il 27 gennaio 1985 Inge Turpowitz inciampava, frantumando a terra decine di boccali per la serata conclusiva della 35° edizione dei campionati mondiali di sci nordico a Seefeld in Tirol (Austria).
Il 27 gennaio 1985, sempre a Seefeld, un mitomane travestito da Topolino portava lo scompiglio generale nel locale convento di suore domenicane.
Il 27 gennaio 1985, una domenica, Indro Montanelli pensava che in futuro avrebbe voluto curare una rubrica di lettere dai lettori.
Il 27 gennaio 1985, Ornella Ghezzi riceveva una lettera per diventare insegnante di Economia Domestica della Società di Soccorso, vicino Como.
Il 27 gennaio 1985, un confratello della stessa Società, in pellegrinaggio spirituale a Hessdalen, Norvegia, otteneva nella stessa sera 5 diverse apparizioni mistiche.
Il 27 gennaio 1985, si chiudeva la seconda parte del Progetto Hessdalen, con almeno 55 avvistamenti di origine incerta (forse aerei, forse satelliti…)
Il 27 gennaio 1985, Catherine, la protagonista del 12° episodio della cult horror “Tales from the darkness”, si chiedeva l’origine dei tarocchi che stavano provocando tante morti misteriose.
Il 27 gennaio 1985, nonostante tutti questi determinanti avvenimenti, non ha mai ricevuto la meritata attenzione.

Per questo, tutti i partecipanti a questo blog, intendono ricordare al mondo almeno l’evento principale della giornata: la nascita di Beatrice Olocco!

AUGURIIIII BEAAAAAAAA!!!!

esternazioni notturne

Grosse novitàààà!!!!

Nasce lo SPAZIO BARATTO, luogo per scambismo online.

Pubblicata l’ultima profezia di Pozzadamus per il 2009.

L’AAIV (Anonimo Aperiodico di Informazione Veneziana) inizia la pubblicazione di un bollettino mensile con consigli di vario genere, dal film del mese, al libro del mese, alla ricetta del mese (mmm…forse sto esagerando….ma all’inizio bisogna puntare alto).
Ogni rubrica avrà le sue particolarità sperimentali e soggette al mio umore.
IL FILM DEL MESE che trovate qui sotto ha ben 2 particolarità:
1) contiene uno spoiler riguardante un altro film
2) è un dialogo sostenuto tra i due lobi del mio cervello

Ovviamente invito i cari lettori alla difusione trans-universale del messaggio di Pozzadamus e alla collaborazione allo Spazio Baratto e ai bollettini mensili. Nel frattempo si ringrazia Barbara per la segnalazione di Vincent Gallo.

P.S la Direzione tutta ne aprofitta per fare gli AUGUUURIII BEAAAAAAA!!!!!!!!!
e congratularsi con Laura che li ha smessi di compiere un’ora e mezzo fa.

IL FILM DEL MESE – "Buffalo '66" di Vincent Gallo

Attenzione!!! Contiene spoiler riferiti ad un altro film! E’ un ipotetico dialogo tra due lobi!

-Che ne pensi?  -Non male, mi sono piaciute soprattutto alcune scelte di regia. Flashback con quadri che si sovrappongono, lo straniamento dei diversi punti di vista durante la cena dai suoi, la rotazione della telecamera sul fermo immagine durante l..
-Hey!  -Che c’è?
-Piano, troppo spoiler, no?  -Ah, già….
-Comunque anche la colonna sonora…  -Sì, comunque considera che lui è anche musicista
-Sì, beh, anche modello, attore, insomma, tira a campare, no? Ha personalità.  -Eh eh! già. Leggevo che è molto autobiografica la storia.
-Paradossale comunque.  -Cosa, il cast? Effettivamente un bel po’ di gente brava…
-No no, cioè, pensavo alla storia, pensa a sta situazione, per cui sto qua poteva venire su normalissimo, e invece cazzo.  -Colpa della famiglia
-Sì sì per carità.  -Beh comunque non mi semba gli sia andata male, cioè…
-Ancora?!  -Che?
-Basta cercare di fare spoiler  -Ma scusa, ci sente qualcuno?
-Che ne so, però evita  -Fanculo, si chiama Beatrix Kiddo!
-Ma!

Buffalo ’66 [1998] regia di Vincent Gallo

IL FILM DEL MESE – “Buffalo ’66” di Vincent Gallo

Attenzione!!! Contiene spoiler riferiti ad un altro film! E’ un ipotetico dialogo tra due lobi!

-Che ne pensi?  -Non male, mi sono piaciute soprattutto alcune scelte di regia. Flashback con quadri che si sovrappongono, lo straniamento dei diversi punti di vista durante la cena dai suoi, la rotazione della telecamera sul fermo immagine durante l..
-Hey!  -Che c’è?
-Piano, troppo spoiler, no?  -Ah, già….
-Comunque anche la colonna sonora…  -Sì, comunque considera che lui è anche musicista
-Sì, beh, anche modello, attore, insomma, tira a campare, no? Ha personalità.  -Eh eh! già. Leggevo che è molto autobiografica la storia.
-Paradossale comunque.  -Cosa, il cast? Effettivamente un bel po’ di gente brava…
-No no, cioè, pensavo alla storia, pensa a sta situazione, per cui sto qua poteva venire su normalissimo, e invece cazzo.  -Colpa della famiglia
-Sì sì per carità.  -Beh comunque non mi semba gli sia andata male, cioè…
-Ancora?!  -Che?
-Basta cercare di fare spoiler  -Ma scusa, ci sente qualcuno?
-Che ne so, però evita  -Fanculo, si chiama Beatrix Kiddo!
-Ma!

Buffalo ’66 [1998] regia di Vincent Gallo

aggiornamenti di stato

Per evitare di trovarmi in difficoltà nello spiegare cosa sto facendo, riporto qui: COSA STO FACENDO?

Installato Linux sul pc. Ora ho due sistemi operativi sullo stesso portatile. Windows Xp e Debian Lenny 2.6.26-1-686.

Risolti i problemi con la scheda wi-fi (Intel Corporation PRO/Wireless 3945ABG) dovuti al fatto che avevo installato Debian Etch. Anche se Etch è la versione stabile del sistema operativo, è un po’ datata e i moduli (ipw3945) per far funzionare la mia scheda di rete prevedevano che ricompilassi il kernel e applicassi un patch. Siccome sono un novello di linux, “ricompilare” e “kernel” nella stessa frase mi spaventano ancora un poco (sì, so che non è niente di impossibile, ma ho preferito evitare). Ho quindi optato per un comodo upgrade a lenny (la versione testing di debian, ma non vi preoccupate, non vi spiegherò le differenze tra etch, lenny, sid, sarge….vi basti sapere che sono nomi dei personaggi di toy story (ah, quest’anno il leone d’oro alla carriera lo danno al regista John Lasseter) e che sono i nomi scelti per le varie versioni di debian).
Risolti alcuni problemi con il DE (desktop environment, cioè la possibilità di avere un interfaccia grafica, quella cosa a cui windows ci ha abituato dalla versione 3.1 in poi), ho scelto GNOME, e risolti altri problemini con la rete wi-fi (che non ricordo come ho risolto)*, eccomi finalmente qui con LINUX, anzi con DEBIAN!

Ora lo sto sistemando per avere un ambiente di sviluppo confortevole: editor web (Quanta Plus), mysql, apache, perl (se riesco a trovarlo: Active State Komodo), e chi più ne ha più ne metta…**

Tutto questo perchè ho iniziato a lavorare su KOHA, un ILS (integrated library system) open source su cui potrei fare la tesi. Questo vuol dire installarlo sul mio pc, disinstallarlo, reinstallarlo cercando di capire cosa non aveva funzionato, testarlo, e una volta capito cos’è (???), inventarmi sopra una tesi del tipo: “che succederebbe e cosa bisognerebbe fare se si volesse usare a Ca’ Foscari al posto di Geac che fa schifo?”.
Spero di risucire a fare ste robbe entro metà febbraio. Ovviamente nel frattempo devo anche studiare Perl, il linguaggio di programmazione con cui è scritto Koha, necessario per metterci le mani.***
Ah, beh, inoltre più volte al giorno (quando accendo linux) devo andare a leggermi guide, tutorial, suggerimenti per linux, essendo da sempre abituato a Windows. Nonostante tutto devo ammettere che sapere cosa si sta facendo e avere un controllo totale sul proprio computer dà una certa soddisfazione. Se avete finito con windows (cioè, se sapete già usare un computer), vi invito a provare linux, che ormai è facilmente installabile e usabile (i miei problemi derivano dal fatto che ho dovuto installare debian, in questo senso vi consiglio piuttosto ubuntu e soci, più windows-like).

Il dunque. Non capisco se dire che sto studiando o lavorando. Se dico che sto studiando e la gente vede solo il computer e nessun libro, non ci crede. Se dico che sto lavorando e la gente non mi vede sporco di grasso o provato fisicamente (nè retribuito), non ci crede. L’unica cosa che riesco a dire è che devo fare delle cose per la tesi, ma è relativo, magari poi cambio tutto e faccio una tesi sul consumo di strutto in Amazzonia.
Insomma la prossima volta che mi chiederete che combino, probabilmente vi dirò:”Cerco di diventare un nerd (sigh)”.
Aiuto!

* quando a gennaio ho riacceso debian dopo mesi, mi ero completamente dimenticato che avevo risolto metà dei problemi relativi alla connessione, e ho passato una settimana a cercare di ri-risolverli, per poi avere una delle mie consuete illuminazioni.
** lo so, nessuno di voi ha confidenza con l’informatica, ma mettere nomi strani fa scena…
*** e aggiungo che dobbiamo preparare il CARNEVALE!!!!

[minibio] il compleanno di mattia

Il 21 gennaio 1983, in una piccola mangiatoia, riscaldato solo da un bue e un asinello, nacque Mattia Bordignon, un bellissimo e biondo bambino.
Le sue umili ma importanti origini lo portarono da subito ad interessarsi alla scena cristiano-cattolica, in cui militò per anni suonando il basso per i “A foot in the heaven!”. Notevoli anche i suoi saggi “God for Dummies” e “Basso, Dio e peperoncino”. Purtroppo per il panorama cattolico una precoce caduta dal seggiolino all’età di 2 anni lo sfigurò orrendamente (riducendolo così come potete vederlo ora incontrandolo per strada) e gli provocò una delle sue molteplici rivelazioni: la luce che vide appena partorito non era Dio ma i fanali di un Boeing in atterraggio dietro al Vecchio Hangar.
Superata la moda passeggera della crisitanità, si dedico alla coltivazione di radici e roseti, fino alla scoperta, ancora grazie ad una caduta dal seggiolone (15 anni), della sua vera passione FESTEGGIARE IL SUO COMPLEANNO!
Da allora ogni anno si prepara al 21 gennaio in maniera meticolosa, non lasciando niente al caso pur di ricevere quanti più auguri possibile. A 16 anni tappezzò Tessera, Mestre e Venezia di gigantografie con la sua faccia e la scritta:”Donate un fax per la pace, mandate ‘Auguri Mattia’ allo 0415415***”. Ricevette 16.547 fax.
A 17 anni fece paracadutare volantini da un’aereo con scritto:”Se non volete donarmi un rene, donatemi almeno un augurio, mandate un fax al….”.
A 18 anni, con l’arrivo del cellulare e della casella di posta, passò i 157 giorni precedenti al suo compleanno a mandare 1 sms e una mail al giorno a tutti i suoi contatti, ricordando di fargli gli auguri.
A 19 anni finì sotto inchiesta per aver cercato di deviare le donazioni a Telethon al suo conto, l’unica sua difesa fu:”pensavo voleste farmi un regalo di compleanno”.
A 20 anni creò la cosiddetta “Catena di Sant’Antonio”, fenomeno totalmente sconosciuto prima di allora, spacciandosi appunto per il famoso santo e recapitando a casa di migliaia di vecchiette l’invito a fare gli auguri a tal Mattia Bordignon nel giorno del suo complenno, con preghiera di diffusione ad almeno 10 amici, pena morte istantanea e sepoltura in terreno sconsacrato.
A 21 anni agitò i movimenti studenteschi contro il DDL Moratti con il preciso scopo di far sottoscrivere una proposta di legge per far diventare il 21 gennaio Festa Nazionale.
A 22 anni si autoproclamò patrono d’Italia occupando il campanile di San Marco, pretendendo che gli consegnassero 1.000.000.000 di auguri in banconote di piccolo taglio.
A 23 anni girò l’Italia con uno spettacolo teatrale il cui testo avevo scritto personalmente. Un monologo di 90 minuti in cui ripeteva:”Il 21 gennaio è il mio compleanno, vi prego, fatemi gli auguri”.
A 24 anni, ricevuti meno di 2000 auguri personali, cadde in profonda depressione e tentò di posticipare la data del suo compleanno di un almeno un mese ne vano tentativo di ricevere più auguri. Fu arrestato a Greenwich mentre cercava di spostare l’ora standard indietro di 397 ore.
A 25 anni ebbe un’illuminazione scoprendo la “psicologia inversa” e disse a tutti che odia il suo compleanno.
A 26 anni riscuote i frutti della sua intuizione.
E così sarà per sempre.

Chiudo con la frase che vorrebbe fosse scritta sulla sua lapide “No fiori, ma auguri fatti bene!”

(da “Mattia Bordignon, una biografia non autorizzata”, pag. 1-25, Adelphi)

Di seguito raccogliamo auguri e felicitazioni per il giovine