camminando sulle acque

Stamattina acqua alta importante: 131 cm.
Avvisato con grande anticipo dal Centro previsione maree (grazie al servizio sms) esco di casa con gli stivali. Per la prima volta da quando frequento venezia, non solo sono euipaggiato ma anche psicologicamente pronto ad affrontare l’evento.
Non dovendo passare il tempo a cercare la strada più asciutta, a cercare di creare dei salvagenti di fortuna o a pensare come affrontare il resto del giorno zuppo, mi permetto di guardarmi attorno.

Si scoprono un sacco di cose nuove.

Vedere come cambiano i movimenti delle persone in acqua, è tutto più lento, più fragile, come camminare sulle uova, cercando di evitare il moto ondoso causato dalle decine di persone che sguazzano insieme. Più volte mi ricordo degli insulti che mi sono preso un anno fa perchè mi agitavo come un pollo.

Il baracchino sotto il ponte degli scalzi è invaso da gente che compra stivali. I vigili dirigono il traffico sulle passerelle. Con un certo orgoglio noto che sono sempre pochi i folli che se la fanno a piedi nudi cercando di mantenere indifferenza per la cosa, magari fischiettando.

Arrivato vicino al bar Parlamento, crocevia di economisti in erba e lavoratori dell’università, vedo parecchi giovini indietreggiare spaventati, il classico capannello di fronte all’acqua minacciosa, che scruta, valuta, misura, scommette, aspetta. Alcuni tornano indietro commentando la necessità di stivali spaziali. Personalmente mi aggrego ai temerari che si incamminano camminando sulle acque.
Persone di tutti i tipi: giovani spaventatissime, professionisti indifferenti, vecchi sorridenti, stranieri curiosi, turisti eccitati, lavoratori annoiati, veneziani in contemplazione.

Arrivo a lavoro, asciutto e finalmente, dopo mesi, in anticipo.

Oggi vorrei ricominciare a darci dentro con la tesi, qualsiasi cosa questo possa significare. Spero non vi dispiaccia ma cercherò di entrare in clausura.

auguri carlo

Purtroppo chi è all’estero non può saperlo ma da circa 12 ore in Italia si festeggia il Compleanno di Carlo, evento paragonabile alla festa della regina olandese, o alla caduta del governo. Le strade sono piene di gente che festeggia, urla, beve, scoreggia,si bacia,corre,si strappa i vestiti,indossa vestiti,applaude,fissa il vuoto con sguardo incredulo…
Non sono andato a lavorare perchè, ovviamente, è tutto chiuso per il ponte dedicate a Carlo, fino a domenica. Se per caso il vostro capo non vi avesse avvertito e in questo momento siete a lavoro, sappiate che avete diritto a queste ferie stabilite per legge dal 1984, quindi mollate tutto, spogliatevi e uscite in strada.
Per approfondire le motivazioni dei festeggiamenti, potete leggere la [MINIBIO] di Carlo, in alternativa potete chiamarlo direttamente a Londra, Inghilterra, dove sta portando in tour il suo ultimo album “siamevamo tanto belli”.

ultime uscite

Vi chiedete mai che considerazione avremmo di Peter Parker se non sapessimo che è l’Uomo Ragno o di Bruce Wayne se non sapessimo che è Batman? Probabilmente penseremmo a loro come a un nerd sfigato e un borioso multimilionario. Invece, grazie ai fumetti, sappiamo molto di più sulla loro vita reale, su cosa pensano e cosa fanno, riusciamo a seguirli settimanalmente, conoscere le loro origini, magari seguire simpatici spin-off e scoprire così nuovi personaggi e nuove avventure.

Per lo stesso motivo vi segnalo alcune nuove uscite da seguire con interesse:

la colazione dei campioni

Stamattina la mia colazione è stata:

  1. Pastiglia Iodosan orosolubile
  2. Coca-Cola lattina 33cl + Brioches alla cioccolata

Insomma, una colazione importante.
Ciononostante, assistendo a questa scena, qualcuno mi ha scherzato affermando che quella era la colazione dei campioni, usando questo termine in maniera ironica per indicare gli abbinamenti leggermente scoordinati.

In verità, la colazione dei campioni indica un pasto pantagruelico fatto di mattina poco dopo essersi svegliati. Si differenzia da una normale colazione perchè la quantità di cibo presente è di circa tre volte superiore alla media e perchè non ci sono limiti di tempo. Rispetto al più anglosassone brunch non ha la minima pretesa di inglobare il pranzo, l’importante è mangiare un po’ di tutto quello che è stato messo in tavola, fin’oltre la sazietà.
Può indicare momenti di alta sperimentazione digestiva, con combinazioni dadaiste di cibi. Sicuramente prelude a una giornata spesa alla grande!

La colazione dei campioni è anche il titolo di un libro di Kurt Vonnegut.

l'utilizzo sintetico dell'enigma

Durante la notte sento dei rumori. Fuori dalla finestra passi sconosciuti ritmano una canzone, sbraitata dall’ubriaco di turno. Lui parla inglese, o almeno credo, sono in dormiveglia e non capisco. I passi e la voce stanno arrivando, oltrepassano la finestra, barcollano, si fermano, calciano qualcosa e poi riprendono, si allontanano. All’improvviso sento un gran colpo, un rumore sordo con eco, la classica palla che colpisce la ringhiera. Sobbalzo, ma la voce ubriaca ha lasciato a metà il ritornello, qualcosa dei Beatles forse, sentivo “yellow submarine”, ma a dire il vero potevano essere i Ramstein. Il rumore dei passi riprende nel silenzio della notte, rimbalzando sui muri della calle che si restringe. Torno a dormire velocemente sentendoli allontanare attraverso il portico.
Ora è mattina, esco per andare a lavoro e come al solito guardo la spazzatura dei vicini per capire se ho fatto bene a portare giù la carta. Dall’altra parte della calle diversi sacchi sono sparsi a terra, come se fossero esplosi, mi torna in mente l’ubriaco che forse li ha presi a calci nella notte. Mi giro e faccio per andarmene ma appena svolto l’angolo un capannello di persone mi blocca il passaggio. E’ pieno di curiosi attorno a un gruppo di poliziotti attorno a due tizi in camice bianco attorno a un lenzuolo altrettanto bianco, steso dalla finestra del primo piano fino a terra. Copre qualcosa di voluminoso incastrato nella ringhiera. Non fatico a immaginare cosa può essere ma un colpo di vento improvviso cancella ogni fantasia. La testa è incastrata tra le sbarre all’altezza delle orecchie, il collo allungato sembra sul punto si strapparsi, le braccia penzoloni arrivano all’altezza delle braghe leggermente calate, le gambe sono piegate in modo innaturale rispetto ai peidi, come colonne spezzate.
I due in camice bianco si sbrigano a riacciuffare i capi del lenzuolo e a fissarlo a terra usando come peso i piedi senza scarpe del corpo penzoloni.
Cosa è successo? Chi lo sa….
Siete lì con me, vi guardate intorno, fate domande….

l’utilizzo sintetico dell’enigma

Durante la notte sento dei rumori. Fuori dalla finestra passi sconosciuti ritmano una canzone, sbraitata dall’ubriaco di turno. Lui parla inglese, o almeno credo, sono in dormiveglia e non capisco. I passi e la voce stanno arrivando, oltrepassano la finestra, barcollano, si fermano, calciano qualcosa e poi riprendono, si allontanano. All’improvviso sento un gran colpo, un rumore sordo con eco, la classica palla che colpisce la ringhiera. Sobbalzo, ma la voce ubriaca ha lasciato a metà il ritornello, qualcosa dei Beatles forse, sentivo “yellow submarine”, ma a dire il vero potevano essere i Ramstein. Il rumore dei passi riprende nel silenzio della notte, rimbalzando sui muri della calle che si restringe. Torno a dormire velocemente sentendoli allontanare attraverso il portico.
Ora è mattina, esco per andare a lavoro e come al solito guardo la spazzatura dei vicini per capire se ho fatto bene a portare giù la carta. Dall’altra parte della calle diversi sacchi sono sparsi a terra, come se fossero esplosi, mi torna in mente l’ubriaco che forse li ha presi a calci nella notte. Mi giro e faccio per andarmene ma appena svolto l’angolo un capannello di persone mi blocca il passaggio. E’ pieno di curiosi attorno a un gruppo di poliziotti attorno a due tizi in camice bianco attorno a un lenzuolo altrettanto bianco, steso dalla finestra del primo piano fino a terra. Copre qualcosa di voluminoso incastrato nella ringhiera. Non fatico a immaginare cosa può essere ma un colpo di vento improvviso cancella ogni fantasia. La testa è incastrata tra le sbarre all’altezza delle orecchie, il collo allungato sembra sul punto si strapparsi, le braccia penzoloni arrivano all’altezza delle braghe leggermente calate, le gambe sono piegate in modo innaturale rispetto ai peidi, come colonne spezzate.
I due in camice bianco si sbrigano a riacciuffare i capi del lenzuolo e a fissarlo a terra usando come peso i piedi senza scarpe del corpo penzoloni.
Cosa è successo? Chi lo sa….
Siete lì con me, vi guardate intorno, fate domande….