Scatole

L’altro giorno ho scoperto una cosa curiosa.

Da piccolo, molto piccolo, parliamo dei primi mesi e anni di vita, ero un appassionato di scatole. Mia mamma mi ha spiegato che per tenermi buono era sufficiente lasciarmi davanti una scatolina, tipo di quelle di cartoncino con dentro le calze o comunque non troppo grandi. Magari dentro ci si metteva anche qualcosa, un bottone o altri oggetti curiosissimi.

Allora io mi perdevo a studiare come aprire la scatola, poi magari la richiudevo, poi magari la riaprivo e così via…voilà…ad oltranza. Anche la maestra dell’asilo nido si portava sempre dietro una scatola per me. Insomma, non ero il bambino con la soglia dell’attenzione impostata a 30 secondi e, per qualche strano motivo, mi affascinavano da matti le scatole.

Crescendo, scartando e imparando a leggere, sono entrato nel tunnel dei lego, dei mobili ikea e, in generale, sono una delle poche persone che legge il libretto di istruzioni (almeno in parte) quando fa un acquisto.

Considerando poi, che nella più totale inconsapevolezza, ho deciso che per questi anni il mio avatar sarebbe stato l’uomo-scatola, per una volta tanto sento in me della coerenza.

Confezione di pastiglie Leone "Rifiutare le imitazioni" "Esigere sulle pastiglie 'L' marchio di fabbrica depositata".

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