Pattern di navigazione in libreria

Quando entro in libreria seguo sempre un pattern. Nelle librerie ci entro spesso quando non ho da fare e sto passeggiando. Invece dei negozi di vestiti mi trovo meglio in libreria.
Mi chiedo perchè non entro in una biblioteca invece….mah…
Tornando al pattern, i passaggi sono (non necessariamente nel seguente ordine, dipende dalla libreria):

  • vedere tra le novità se la TEA ha ristampato uno di Ende, La prigione delle libertà mi pare, ma non ne sono sicuro
  • già che sono tra le novità guardo un po’ a che punto sono arrivati con le ristampe di Murakami. 1Q84 l’avrei anche preso se non fosse in un’edizione cartonata che non mi piace.
  • quel libro di Ende lo cerco anche se passo di fronte a narrativa in ordine alfabetico di autore, sotto la E. Ma potrebbero averlo anche sotto la sezione Fantasy
  • se sono nella sezione Fantasy, solitamente accanto mettono Fantascienza. Lì mi sparo un po’ di titoli di Dick per vedere se comprare qualcosa di nuovo. Oppure ripenso se comprare il secondo di Guida galattica per autostoppisti.
  • passeggiata d’obbligo nel settore fumetti
  • se c’è l’angolo dell’usato o scontato è il posto dove spendo più tempo, di solito è tutto incasinato ed è un piacere ripetere in maniera ricorsiva i passaggi precedenti
  • il settore DVD lo guardo solo se ci sono offerte o titoli d’importazione

Negli ultimi due anni si sono aggiunti, senza in mano titoli precisi, tanto per sfogliare l’offerta:

  • ricerca assurda di saggi sulla storia del libro o evoluzione dei mezzi di comunicazione o più semplicemente biblioteconomia. Quasi sempre ricerche a vuoto nell’assurdo limbo della collocazione bizzarra che sceglie di adottare la libreria in questione
  • scorsa di titoli sul management, dal project management a impara-come-organizzarti-la-vita

Saltuariamente e se è a colpo d’occhio, ci sta anche una visita all’illustrazione per l’infanzia oppure al settore design/architettura. Ma solo perchè mi è rimasto impresso il periodo in cui ci cercavo erroneamente ‘la caffettiera del masochista’.
Ah, all’uscita e sul finire dell’anno, uno sguardo a bloc-notes e agende.

Mi sento un po’ abitudinario, ma mi piace 🙂

Vuoto a rendere

Mi sono trasferito a Rovigo. Sto in un simpatico appartamentino in zona Tassina.

Tutto è iniziato quest’estate, ho visto delle case, poi ad agosto ho firmato il contratto e da metà settembre sono qui in pianta stabile.

Se mi chiedete com’è Rovigo, per prima cosa vi raccontarò gli sguardi perplessi degli agenti immobiliari che mi portavano a veder case:” …da Padova?!?! E cosa ci vieni a fare a Rovigo??” Non tanto con curiosità, ma con quel tono del tipo “probabilmente hai sbagliato direzione. Ti sarai perso….Ma sei sicuro?” Siccome credevo che il loro lavoro consistesse nel convincermi al trasloco…ero sorpreso quanto loro.

La casa era già ben arredata, ma traslocare la prima volta ti permette di realizzare la miriade di piccole cose indispensabili per vivere: piatti, lenzuola, pentole, detersivi….uno schermo gigante per guardare i film…la birra…. Inoltre fai un po’ di conti con le cose che hai accumulato nella tua camera e ritieni importante trascinarti dietro, del tipo che ho portato con me per lo più libri e fumetti, prima ancora di portare dei vestiti.

Fino a fine settembre ero convinto avrei rinunciato all’internet, visto che sono connesso per lavoro tutti i giorni. Poi ero a casa e volevo consultare l’orario dei treni, scrivere su questo blog, farmi un po’ i cazzi miei insomma….quindi ho chiesto l’internet e, come spesso va in questi casi, ho avuto una serie di difficoltà per cui i portatori dell’internet c’hanno messo quel mese più del previsto. Però ora ho internet e sono più sereno.

Quello che volevo dire, soprattutto, è che da alcuni mesi sento di non avere più la stessa routine di prima, ho avuto altre cose a cui pensare, sto acquisendo nuovi ritmi: nel fare la spesa, il bucato, pulizie domestiche, pagare l’affitto o le bollette. Va tutto bene, era quello che volevo e di cui avevo bisogno. Anzi, mi fa girare il cazzo di esserci arrivato più tardi del previsto.

Però ogni tanto ho dei vuoti dentro che non voglio nemmeno provare a descrivere.