Di app obsolete che contengono bei racconti

Ho rotto l’iPad, per la precisione si è sfracellato il vetro davanti, in realtà l’iPad funziona ancora se qualcuno vuole prenderselo. Aveva 6 anni quindi direi che è stato un ottimo investimento.

Sicuramente negli ultimi 3 anni lo sto usando molto meno, però ormai si tratta di un dispositivo ad uso domestico a cui sono affezionato. Per non parlare di alcuni servizi che praticamente riesco a fruire solo su iPad: ComiXology (che ha un patrimonio di fumetti), Amazon Prime (che non va sul Chromecast e fatico a far girare sul RPI) e poche settimane fa INSIDE (che non è un servizio ma un videogioco molto bello).

Per farla breve mi sono preso il nuovo iPad per sostituire quello vecchio. A proposito appoggio qui questa divertente recensione: “You want an iPad to do iPad things”.

Nel passaggio dal vecchio iPad al nuovo iPad ho scoperto che decine e decine di app non erano più supportate dal nuovo sistema operativo. Si passa da app orribili per la produttività a fantastici videogiochi indie.

La cosa che mi ha fatto fare “AH” e pensare di lasciare qui una nota, è che tra le cose che ho dovuto rimuovere perché impossibile da aprire, c’era Numberlys. Un videogioco, una storia, una animazione realizzata da Moonbot Studios. Che poi sono gli stessi che nel 2012 hanno vinto l’Oscar per la migliore animazione con il corto The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore.

Che l’obsolescenza del software fosse una cosa brutta lo sapevo da tempo, quanti programmi inutilizzabili sulla versione più recente del tal sistema operativo. Quello che mi ha colpito è stato subirla su quello che considero un prodotto artistico. Ok, tralasciamo il fatto che anche i videogiochi sono prodotti artistici. Ma nell’industria del videogioco le tecnologie da supportare sono parte integrante del processo di sviluppo.

Ma chi realizza film, animazioni, libri “aumentati” dalle possibilità della tecnologia, quanto riflette sull’obsolescenza della sua opera? L’app di cui parlo ha 6 anni. È ancora visibile sull’app store. Ma nessuno con un iPad o iPhone recente può vederla.

Per inciso, tutte le app oboslete le ho cancellate, avevo bisogno di spazio. Le ho già pure dimenticate. Conservo il vecchio iPad nell’attesa di donarlo al museo del software obsoleto che gira solo su vecchi tablet. Se continua così non ci vorrà molto.

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Pattern di navigazione in libreria

Quando entro in libreria seguo sempre un pattern. Nelle librerie ci entro spesso quando non ho da fare e sto passeggiando. Invece dei negozi di vestiti mi trovo meglio in libreria.
Mi chiedo perchè non entro in una biblioteca invece….mah…
Tornando al pattern, i passaggi sono (non necessariamente nel seguente ordine, dipende dalla libreria):

  • vedere tra le novità se la TEA ha ristampato uno di Ende, La prigione delle libertà mi pare, ma non ne sono sicuro
  • già che sono tra le novità guardo un po’ a che punto sono arrivati con le ristampe di Murakami. 1Q84 l’avrei anche preso se non fosse in un’edizione cartonata che non mi piace.
  • quel libro di Ende lo cerco anche se passo di fronte a narrativa in ordine alfabetico di autore, sotto la E. Ma potrebbero averlo anche sotto la sezione Fantasy
  • se sono nella sezione Fantasy, solitamente accanto mettono Fantascienza. Lì mi sparo un po’ di titoli di Dick per vedere se comprare qualcosa di nuovo. Oppure ripenso se comprare il secondo di Guida galattica per autostoppisti.
  • passeggiata d’obbligo nel settore fumetti
  • se c’è l’angolo dell’usato o scontato è il posto dove spendo più tempo, di solito è tutto incasinato ed è un piacere ripetere in maniera ricorsiva i passaggi precedenti
  • il settore DVD lo guardo solo se ci sono offerte o titoli d’importazione

Negli ultimi due anni si sono aggiunti, senza in mano titoli precisi, tanto per sfogliare l’offerta:

  • ricerca assurda di saggi sulla storia del libro o evoluzione dei mezzi di comunicazione o più semplicemente biblioteconomia. Quasi sempre ricerche a vuoto nell’assurdo limbo della collocazione bizzarra che sceglie di adottare la libreria in questione
  • scorsa di titoli sul management, dal project management a impara-come-organizzarti-la-vita

Saltuariamente e se è a colpo d’occhio, ci sta anche una visita all’illustrazione per l’infanzia oppure al settore design/architettura. Ma solo perchè mi è rimasto impresso il periodo in cui ci cercavo erroneamente ‘la caffettiera del masochista’.
Ah, all’uscita e sul finire dell’anno, uno sguardo a bloc-notes e agende.

Mi sento un po’ abitudinario, ma mi piace 🙂

Fumetti per Carlo

Siccome il buon Carlo mi ha chiesto consigli su buoni fumetti da leggere, elenco di seguito i miei recenti orientamenti, o anche meno recenti a dire il vero…

Ho ripreso in mano qualcosa di giappinese dedicandomi ancora una volta a Naoki Urasawa. All’epoca avevo apprezzato tantissimo Monster e ho visto che la panini lo ha generosamente ristampato in formato deluxe. Di recente ho invece recuperato l’intera serie di 20th Century Boys e iniziato Billy Bat. Quello che mi piace di Urasawa è decisamente la costruzione dei personaggi e la complessità delle trame. Monster va benissimo per iniziare.

Beh, poi non dimentichiamo il buon Jiro Taniguchi che ci piace tanto. Ogni tanto fa piacere prendere un suo lavoro, personalmente apprezzo le sue opere noir o storiche, la Panini lo sta stampando tutto mi pare di capire. Ora ho in mano Garouden ad esempio.

Ho letto Asterios Polyp di Mazzucchelli e non ricordo mi sia dispiaciuto, una lettura simpatica. Non esagero perchè c’ha già pensato la stampa di settore 😛

Poi già che siete sul sito della Coconino Press, potete fare un giro sulle pagine di Clowes (avevo letto David Boring per iniziare) oppure di Burns (decisamente Black Hole). Ah, ho finalmente letto qualcosa di Igort e non mi è dispiaciuto: 5 è il numero perfetto, un noir proprio bello.

Per quanto riguarda la serialità americana, ho avuto un momento di sbandamento per Fables che non so spiegarmi. Mah, non è che lo consiglio, cioè, è una serie simpatica e d’intrattenimento, ma se volete ve la presto io ecco. Non è Sandman ecco.

Ho preso i due volumi absolute di Planetary di Warren Ellis che è una cosa proprio fica e consiglio. Non l’edizione absolute che è un mattone pazzesco, però non credo si riesca a recuperare in altro modo al momento.

Per quanto riguarda le serie, visto che quell’imbecille di Luca non sembra stare dietro a The Boys, ho deciso che inizierò a prenderla io (ma su iPad, che mi cosa la metà). Credo che nell’ormai sfiancato genere del “meta fumetto sul fumetto di supereroi” sia l’unica cosa che merita ancora di essere letta. Ma magari sbaglio.

Ecco, questo per dire, non lasciatevi mai ingannare dai nomi. Ho preso Lo schifo di Grant Morrison e poi metà serie The Invisibles. Morrison a me sta anche simpatico, ma quando è troppo è troppo. Troppo grottesco, troppo onanistico. Mah. C’ho capito un cazzo insomma.

Il mio problema è che non essendo uno che sta dietro alle serie lunghe, poi mi prendo sti volumozzi sperando di trovare tutta la mia sete soddisfatta una volta per tutte. Così è andata con Crossed di Garth Ennis. A me piace molto Ennis (The Boys di cui sopra) però questa cosa non credo abbia molto da dire al genere zombie. Allo stesso modo per Lo stupefacente testa a vite e altri bizzarri oggetti di Mike Mignola. Io volevo qualcosa di Mignola. Almeno qualcosa. Però ho scoperto un pilota animato molto simpatico tratto dal volume.

Chiudo sponsorizzando due disegnatori che confondo sempre: Juan Josè Ryp e Geof Darrow. Il primo l’ho recuperato via iPad (Nancy in Hell) e in italiano per Avatar Press (Black Summer). Il secondo invece è praticamente introvabile, salvo recuperare per caso le stampe della Kabuki Publishing (Hard Boiled). Forse l’unico che si trova in fumetteria ora è Shaolin Cowboy.

la scoperta dell’acqua calda

L’idea che un libro debba essere letto dall’inizio alla fine è semplicemente ridicola.

Personalmente ho sempre sentito un obbligo morale a finire ogni libro accidentalmente iniziato. Tutti i titoli abbandonati sono impressi in modo indelebile nella mia testa (“Il libro dell’inquietudine”, “Il nome della rosa”, “Libertà”, “La Bibbia”, “Congo”, “Storia delle guerre africane”). Questo mi ha spinto inevitabilmente alla lettura di fiction, considerando il più alto rischio di abbandonare non-fiction letta soprattutto prima di addormentarmi.

Ora questo dovere lo sento sempre meno, perciò ho sul comodino qualcosa come 6-7 libri che mi guardano e mi chiedono di essere sfogliati.

Ringrazio moltissimo la letteratura postmoderna e gli studi sull’ipertestualità. Un ringraziamento speciale a “La vita. Istruzioni per l’uso” di George Perec.

Ogni libro può essere letto dall’inizio alla fine. Con questo intendo sia nella sua interezza, sia dalla prima pagina all’ultima. Possiamo leggere a pagine alterne, dalla fine all’inizio, a metà, a tre quarti. Ormai più che leggere si potrebbe dire sfogliare, o meglio, spogliare. Prendi e metti a nudo quel che ti pare.

Certo, molti autori e molti libri non sono fatti per essere trattati in questo modo. Ma che importa, a me basta essere consapevole delle possibilità di ogni lettore.

la scoperta dell'acqua calda

L’idea che un libro debba essere letto dall’inizio alla fine è semplicemente ridicola.

Personalmente ho sempre sentito un obbligo morale a finire ogni libro accidentalmente iniziato. Tutti i titoli abbandonati sono impressi in modo indelebile nella mia testa (“Il libro dell’inquietudine”, “Il nome della rosa”, “Libertà”, “La Bibbia”, “Congo”, “Storia delle guerre africane”). Questo mi ha spinto inevitabilmente alla lettura di fiction, considerando il più alto rischio di abbandonare non-fiction letta soprattutto prima di addormentarmi.

Ora questo dovere lo sento sempre meno, perciò ho sul comodino qualcosa come 6-7 libri che mi guardano e mi chiedono di essere sfogliati.

Ringrazio moltissimo la letteratura postmoderna e gli studi sull’ipertestualità. Un ringraziamento speciale a “La vita. Istruzioni per l’uso” di George Perec.

Ogni libro può essere letto dall’inizio alla fine. Con questo intendo sia nella sua interezza, sia dalla prima pagina all’ultima. Possiamo leggere a pagine alterne, dalla fine all’inizio, a metà, a tre quarti. Ormai più che leggere si potrebbe dire sfogliare, o meglio, spogliare. Prendi e metti a nudo quel che ti pare.

Certo, molti autori e molti libri non sono fatti per essere trattati in questo modo. Ma che importa, a me basta essere consapevole delle possibilità di ogni lettore.

la colazione dei campioni

Stamattina la mia colazione è stata:

  1. Pastiglia Iodosan orosolubile
  2. Coca-Cola lattina 33cl + Brioches alla cioccolata

Insomma, una colazione importante.
Ciononostante, assistendo a questa scena, qualcuno mi ha scherzato affermando che quella era la colazione dei campioni, usando questo termine in maniera ironica per indicare gli abbinamenti leggermente scoordinati.

In verità, la colazione dei campioni indica un pasto pantagruelico fatto di mattina poco dopo essersi svegliati. Si differenzia da una normale colazione perchè la quantità di cibo presente è di circa tre volte superiore alla media e perchè non ci sono limiti di tempo. Rispetto al più anglosassone brunch non ha la minima pretesa di inglobare il pranzo, l’importante è mangiare un po’ di tutto quello che è stato messo in tavola, fin’oltre la sazietà.
Può indicare momenti di alta sperimentazione digestiva, con combinazioni dadaiste di cibi. Sicuramente prelude a una giornata spesa alla grande!

La colazione dei campioni è anche il titolo di un libro di Kurt Vonnegut.