Cassette

Oggi mia madre mi ha chiesto di dare un’occhiata ad alcune ceste di cose vecchie che voleva buttare via. Per la precisione ad un borsone pieno di CD e videocassette e una scatola di cassette. Che a ripeterlo ora mi sembra che se non dico “musicassette” non si capisce. All’epoca era invece chiaro: cassette = audio.

Tra le VHS ho trovato una infinità di titoli che “so di averlo visto ma non lo trovo”. Una parte di questi sono del periodo Anime giapponesi: Una tomba per le lucciole (Isao Takahata) e Perfect Blue (Satoshi Kon) andai a comprarli da Alessandro Editore a Bologna, in un’epoca in cui ero le fumetterie a Padova mi lasciavano completamente insoddisfatto. Altri sono registrati da Fuori orario quando lo streaming ce lo sognavamo ed ero ingordo di cinema, prevalentemente giapponese. I più recenti sono invece del periodo in cui, a seguito dell’introduzione del digital terrestre, mantenni in vita un piccolo televisore da cucina collegandoci il videoregistratore.

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Mi sento parte di una generazione strana, ho vissuto e ricordo bene l’epoca pre-internet e ora uso con disinvoltura Netflix e Spotify. Fino a poco meno di vent’anni fa l’audio e il video avevano bisogno di supporti dedicati.

I CD nemmeno li ho fotografati, invece qui sotto ecco una rappresentazione di quanto ascoltavo da adolescente. Siamo alla fine degli anni ’90 e ogni cassetta veniva descritta e decorata meticolosamente. Punk, Oi!, Ska… è rimasto fuori qualcosa ma direi che dai 15 ai 19 anni ho ascoltato praticamente solo queste cose qui.

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E quando mi facevo la doccia, in bagno attaccavo questo a tutto volume. L’ho anche portato in piscina una volta, funzionava con 5 batterie grosse. Il mio ghetto blaster personale che ha suonato dai Nirvana agli Operation Ivy. Si poteva anche registrare.

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Recap 2015

Il post precedente narrava del 2014, anche se era datato i primi mesi del 2015. Ora provo a fare un recap, assai grossolano, del 2015.

Casa nuova

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Un pezzo di cucina.

Tra la primavera e l’estate del 2015 abbiamo sistemato la casa della nonna dell’Angela. Non noi direttamente, ma una serie di operai e artigiani assai competenti. Noi abbiamo solo tinteggiato e messo i battiscopa.

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Pareti.

Ora ci viviamo dentro, a Padova. C’è un comodissimo divano, non avrei mai pensato che sarei stato così legato al divano. Invece devo ammettere che è un pezzo importante della casa. Il divano, sì.

Colecistectomia

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Ho una app che fa didascalie in Comic Sans.

Siccome dovevo dimagrire rapidamente in vista dell’estate e del matrimonio, ho pensato di farmi asportare la colecisti, o cistifellea. In realtà stava per esplodere, a quanto mi dicono. Si tratta di un piccolo organo senza il quale sembra sia possibile vivere tranquillamente.

Lavoro

Non è facile mettersi a fare il freelance partendo da zero. Lo è ancora meno se non si hanno le idee chiare sul lavoro che si vuole fare. Ho impiegato mesi a capire che non potevo sopravvivere facendo i corsi di formazione che avrei voluto fare. Così mi sono ricordato che sono anche sviluppatore web. Quello paga molto meglio.

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Ho giocato un sacco a Ultimate.

Poi ho lavorato a dei centri estivi per bambini che vogliono giocare e imparare con la tecnologia. E da Ottobre 2015 continuo, circa, quel lavoro presso H-FARM. Un posto assai ganzo. Ad ogni modo di queste cose vorrei riuscire a parlare di là.

Matrimonio

Il 29 agosto mi sono sposato con Angela. È stata una giornata emozionante, di quelle che vorresti non finissero più. Non ho mai ringraziato tutte le persone che ci vogliono bene e ci hanno pensato quel giorno, che c’erano o che non c’erano. Quindi lo faccio adesso: grazie!

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Se quel giorno avete fatto foto, mandatecele!

Poi siamo andati in viaggio a Sicilia. Sole, mare, cibo, relax e altro cibo. Credo ci sia un albumsimpatia da qualche parte su Facebook.

Poi

C’è stata un’impennata di cose da fare, che abbiamo provato a segnare sulla lavagna in cucina.

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Alcune delle cose fatte a Dicembre.

Negli ultimi due mesi non siamo più riusciti ad aggiornarlo. Ma sono convinto le cose cambieranno tra poco 🙂

Recap 2014 e buoni propositi

Facciamo un riassunto del mio 2014, altrimenti finisce che me lo dimentico.

Saluti a Rovigo

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Il libro del progetto Habitat

Da settembre 2012 ho iniziato a vivere a Rovigo, per avvicinarmi al lavoro. Lavoravo a Comperio, una piccola ma tosta azienda che si occupa di servizi informatici per le biblioteche. A Rovigo mi sono divertito molto, ho conosciuto gente super in gamba e scoperto una città creativa e vitale. In culo chi dice che è noiosa, vi ci porto io a fare un giro se volete 😉

Intorno a marzo, un amico mi contatta per farmi una proposta indecente (sul serio, è l’oggetto della mail che mi ha mandato): partecipare a una startup.

La startup

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Dopo una corsa sotto la pioggia

Mollo il lavoro a Comperio e passo giugno e luglio sul divano di casa di Valerio, a Milano. La startup, TwoReads, si occupa sempre di libri ma non di biblioteche, prevalentemente di editori e lettori. Sono state settimane concitate, quelle in cui succedono talmente tante cose che ti fermi credendo sia passato un anno e invece è passata appena una settimana.

Ho imparato un sacco di cose sul famigerato mondo delle startup, cose belle e cose meno belle. Ma soprattutto ho imparato alcune cose su di me e sul lavoro indipendente. Cose che sto ancora metabolizzando dopo mesi e chissà se riuscirò ad uscirne.

Una parentesi tonda

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Bere birrette al baretto sulla collina

Ad Agosto sono andato a trovare l’Angela in Africa, per due settimane. Avrei voluto scrivere subito un post a riguardo. Ora mi sono dimenticato un sacco di cose.

È stato un viaggio fantastico, non solo perchè che-palle-stare-lontani-per-mesi-finalmente-rivedo-l’Angela, ma perchè non avevo aspettative particolari. Intendo dire che l’Africa era l’ultimo dei viaggi che credevo avrei fatto nel breve-medio periodo. La mia cultura personale riguardo l’Africa si limita a un mai-finito-di-leggereStoria delle guerre africane” che presi dopo aver letto una brochure della campagna Sbilanciamoci di Lunaria sul mercato delle armi. Per rimediare durante il viaggio mi sono finalmente letto lo straordinario “Armi, acciaio e malattie”, consigliatissimo.

Vabbè, ma parlando dell’Africa vorrei fare alcune considerazioni, a questo punto un po’ alla rinfusa:

  • continuavo a pensare “sbucano dalle fottute pareti”, ma considerata la scarsità di pareti non poteva essere così. Semplicemente c’erano un sacco di persone in strada. Ovunque, in qualsiasi momento del giorno. Sembrava che la maggior parte della vita avvenisse per la strada.
  • sono stato prevalentemente vicino a Iringa, grosso centro abitato in mezzo alla Tanzania, dove le case con più di un piano saranno al massimo una decina. Fuori da Iringa, dove si vedono anche case più o meno come le nostre, la costruzione media è fatta di terra ed è composta da una singola stanza che si usa per cucinare e dormire.
  • il safari è fico. Sul serio. Una gigantesca caccia al tesoro in jeep dove il gioco consiste nel trovare gli animali più difficili da vedere, solitamente i predatori. Mi sono divertito.
  • ho mangiato un po’ di tutto, friggono un sacco, quindi è tutto buono. Ah, e il sapore della frutta, pazzesco.
  • poi sono stato anche a Zanzibar, che è fico se dovete fare colpo sulla vostra ragazza tipo per chiederle di sposarvi (sì, l’ho fatto). Ma a parte questo è una piccola isoletta super turistica dove la maggior parte del tempo cercherete di difendervi da gente che cerca di incularvi per dritto e per rovescio. Ma sempre in maniera super elegante e cordiale (a parte uno che voleva proprio derubarci). No, non consiglio Zanzibar come meta di viaggi, sappiatelo.
  • se andate in Africa e siete bianchi allora siete dei “musungu”. Ovvero i locali hanno un po’ di aspettative da parte vostra, che vanno dalle caramelle al denaro. A seconda delle persone che incrocerete lo sguardo potrebbe variare da un “hey, ciao amico” a un “cazzo ci fai qui”. Però in qualsiasi caso verrete salutati. Il livello di cortesia è spaziale. Cortesia e formalità. All’Angela piace salutare la gente, quindi mi ha insegnato almeno 6 modi diversi per farlo e per proseguire una conversazione fatta di nulla, incentrata prevalentemente sul fatto che va tutto bene, grazie. Ma con diversi botta e risposta.
  • ho visto la vita che può fare un “espatriato” in Africa ed è dannatamente lussuosa. È stato solo un assaggio, ma ho notato che potenzialmente uno è perfettamente in grado di ignorare la società locale e vivere all’interno di un ecosistema da “espatriato”.

Tralasciando il fatto che è un continente dannatamente gigantesco, e io ne ho visto un pezzetto piccolissimo, sì ci tornerei, è stato una figata. Non saprei dire per la pallacanestro, le dimensioni del pene e il ritmo nel sangue, ma secondo me, il luogo comune riguardo lo stile di vita più placido è vero, si fa tendenzialmente una sola cosa al giorno.

Una parentesi quadrata

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La slide iniziale di una presentazione

Da febbraio ho aperto a Padova un CoderDojo, un club aperto a bambini dai 7 ai 12 anni dove imparano a programmare e usare varie diavolerie tecnologiche (come Arduino o stampanti 3D). La cosa è nata in Irlanda nel 2011 e ne sono stati aperti a bizzeffe negli ultimi anni. Non vi annoio con tutti i concetti didattici e pedagogici che stanno dietro al “pensiero computazionale” e come ce ne occupiamo al coderdojo, la cosa più importante è che mi diverto un mondo e sono il primo a imparare un mondo di cose.

Siamo stati alla MakerFaire di Roma, al MIUR e alla Camera, ho conosciuto un sacco di persone appassionate sparse in tutta Italia. Sì, è decisamente fantastico.

Ciao Treviso

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3 (°-°)

Dal primo Gennaio 2015 mi sono trasferito a Treviso con Angela. Lei deve stare qui 6 mesi e così, siccome ci siamo anche un po’ stufati di stare lontani, sono venuto a fare il suo coinquilino.

Ora siamo qui da alcune settimane e non ho molto da dire sulla città, carina, un po’ borghese, intima, devo ancora esplorarla per bene. Non ho l’internet e sono diventato assiduo frequentatore della biblioteca, che mi da l’internet e i DVD gratis. Anche a Milano usavo parecchio le biblioteche e la libreria Open, prima di scoprire che avevamo una scrivania al PoliHUB. Comunque qui a Treviso non c’è uno spazio di coworking quindi l’unica soluzione è la biblioteca.

Torno circa ogni settimana a Padova, spesso per andare al Talent Lab che è un posto fico e… guardatevi il sito insomma.

Buoni propositi per il 2015

Da alcuni mesi ho salutato la startup e voglio provare a fare dell’educazione digitale, o come diavolo la vogliamo chiamare, una professione. Non so ancora bene come andrà a finire, intanto provo a far partire dei corsi per grandi e piccini. Vi tengo aggiornati.

Ah, e chi vuole si tenga libero il 29 agosto, che io e l’Angela ci sposiamo.

Cose da fare a Rovigo #2: Cineforum

Questa è una retrospettiva! Su una cosa bella che si poteva fare fino a qualche mese fa: il cineforum!

Si chiama CineGap ed è stato il punto di riferimento dei miei lunedì sera. Cicli tematici di 3-4 film, preceduti da una breve presentazione e un cortometraggio (spesso una rassegna nella rassegna). Al termine dell’incontro, per chi voleva fermarsi, bibite e cibarie da contorno a chiacchiere in libertà.

La cosa bella del cineforum è che chiunque può proporre delle rassegne, così lo scorso inverno ne abbiamo fatta una dedicata a cinema e videogame che avevo proposto io. E al posto dei cortometraggi ho mostrato alcune scene da videogiochi particolarmente significativi per il mio discorso sulla transmedialità (molto di quello che c’è da dire è espresso in questo bel saggio-video su vimeo: Transmedia Synergies).

Partecipare ad un cineforum è un modo fantastico per scoprire nuovi film. Ogni proiezione ha un senso ed è inserita in un preciso contesto e anche se il film alla fine non piace (raro) c’è sempre il buffet.

Oggi mi sono commosso un po’

Oggi è la Festa di Liberazione e ho rispolverato il volume di Pazienza su Pertini. Era anche una bella giornata di sole, ne ho approfittato per andare a lavare l’auto. Non ho fatto molto altro, sono rimasto a casa, ho letto, ho scribacchiato.

Ho pensato a Guglielmo e Julia, che domani si sposano in Lussemburgo. Così ho ripensato anche alle persone lontane a cui voglio bene, a Venezia che è stata la genesi delle relazioni a cui tengo di più. E mi sono accorto che non c’entra tanto l’università, il tempo libero, le cose fatte insieme e la gioventù-che-bella-la-gioventù-ma-non-torna-più.

L’unica cosa che conta è il peso dei legami che si sono creati. Mi sono un po’ commosso a ripensarci. Perchè mi sono accorto che un grosso pezzo delle mie emozioni è collegato a tante persone diverse.
Anche se razionalmente non posso credere a frasi come “per sempre”, ogni volta che ripenso alle persone che mi stanno a cuore ho molta fiducia nella solidità di queste emozioni. È come se fossero qualcosa di tangibile, l’accendino in tasca, il tatuaggio, le chiavi dell’auto. Non ci pensi mai, poi ci passi la mano sopra e sono lì, semplicemente.

 

Com’è bello passeggiar per Rovig

Ogni tanto mi si chiede com’è la vita qui a Rovigo. La verità? Non ne ho la più pallida idea!

La maggior parte del tempo la passo in ufficio, oppure a casa. Esco in media 2 volte la settimana. Il lunedì per andare al cineforum, un altro giorno a caso per andare a fare la spesa.

Oggi che c’era il sole ne ho finalmente approfittato per andare a passeggiare in riva all’Adigetto, un canale che scorre dietro casa mia. Arrivato a Sant’Apollinare ho preso un gelato. Questo perchè sono senza dente del giudizio, quindi fatico a masticare, quindi mangio poco, quindi ho fame, quindi un gelato è ok. Nel mentre, alcune foto: