Cose a Rovigo #1: Progetto Habitat

È un sacco che non scrivo qui, così mi son detto: “Scriverò qui!”

Eh…mi sono successe un sacco di cose veramente interessanti in questi mesi. Cose che quando la gente mi chiede, un po’ sarcastica: “come va a Rovigo”, mi vien da spiegare che alla fine, ovunque vai, dipende da cosa fai e chi frequenti. Oppure da quanto latte c’è in frigo.

habitat_logo

Ad esempio, la scorsa primavera, ho preso parte al Progetto Habitat (grazie al buon Ciro). Per me ha significato partecipare al laboratorio documentari (qui foto accattivanti), appassionarmi della città, conoscere un sacco di persone nuove e interessanti, contribuire alla realizzazione di alcune iniziative molto creative e coinvolgenti. Di fatto il “Progetto” è stato un coordinamento tra varie realtà associative locali, mirato a realizzare interventi di arte pubblica.

Devo ammettere che, nonostante spesso mi senta molto naïve nell’affrontare alcuni temi (immigrazione, società, urbanistica, politica), sono stato veramente soddisfatto delle cose fatte e dei compagni di viaggio. Questo perchè, tra le altre cose, non ci siamo limitati a indagare le trasformazioni della città e dei suoi abitanti, ma abbiamo ogni volta cercato il coinvolgimento dei cittadini.

A Badia Polesine, durante il Festival dei Popoli (foto belle qui), abbiamo passato una giornata a intervistare gli abitanti sulla situazione della città (cosa c’è/funziona vs cosa vorresti/non funziona), provando a riempire con le risposte la sagoma della città.

Abbiamo realizzato una cosa fichissima legata ad un parco ai confini della città: Parco Langer. Ovviamente ve lo spiego a voce se cliccate su una cosa fichissima (altre foto ancora). Nota: nell’intervista sembro eccessivamente serio, ma è solo per fare da contrasto alla maglietta buffa che indossavo quel giorno.

Durante la 2 giorni che ha concluso il lavoro dei laboratori, la città è stata sommersa di eventi: monologhi, rappresentazioni, mostre fotografiche nei negozi e in giro per le strade. Come lab.doc., oltre all’intervento su Parco Langer (vedi una cosa fichissima), abbiamo proposto un incontro pubblico del laboratorio. Così ci siamo messi in piazza e abbiamo coinvolto un po’ di persone per riflettere su un pezzettino di città.

È stato così entusiasmante che abbiamo deciso di portare avanti il lab.doc. un altro po’. Staremo a vedere cosa succederà, nel frattempo a Rovigo non ci si annoia di certo.

Appunti di viaggi

Londra

La cosa simpatica di Londra è che ha più o meno lo stesso clima di Rovigo, con più vento. Matte e Benni stanno bene, hanno una casa nuova strafica e 2 gatti. C’erano anche Ruggero e Moreno. Una cosa veramente fica di Londra sono i musei giganteschi e gratuiti. Quelli dove puoi starci ore e ore senza sentire il bisogno di leggere le targhette delle opere esposte, passeggiando e chiacchierando del più e del meno e fermandoti di tanto in tanto a esclamare “porca puttana che figata”. Al museo delle Scienze e della Tecnica mi sono veramente sentito a casa, finendo per saccheggiare il bookshop. Se sentite offerte di lavoro per quel posto, fate un fischio.

Altro dato importante, se andate a Londra, dovete andare a pranzo da Yashin. Preparatevi a spendere anche 30 sterline, ma vi garantisco che ne vale la pena. Se ci ripenso mi emoziono. Grazie Benni 🙂

Istanbul

Bella gita col fratello, milioni di abitanti, ottima cucina, diverse cose da vedere, le principali in 2 giorni circa ve le fate tutte. Ho sperimentato per l’ennesima volta in questi anni la modalità “viaggio allo sbaraglio” e mi sono accorto che non sempre funziona. Se dall’altra parte avete agganci può essere un’idea saggia (solitamente l’aggancio offre un’ottima scelta delle cose da fare con poco tempo a disposizione), ma se siete soli e, soprattutto, non conoscete la lingua del posto, meglio viaggiare preparati. Quindi mi sono ripromesso che se mi capitano altri casi simili cercherò di spendere almeno qualche ora a prepararmi su storia/cultura/lingua del paese che vado a visitare.

Suggerimenti per il cibo: il panino col pesce al porto merita, oppure Kenan Usta Kebap (finiti per caso, ottimi piatti), altre cose di cui non ricordo il nome. Ad ogni modo se la sera ve ne state a Beyoğlu siete a posto.

Venezia

Che dire, un viaggio nel tempo. Credo fosse il periodo più lungo dall’ultima volta che ci sono stato, diversi mesi. Per la prima volta ho sentito nostalgia per Venezia. Dopotutto sono stato una delle ultime persone ad abbandonare definitivamente la laguna, quindi spesso non capivo il trasporto emotivo di chi, emigrato, tornava qualche ora o qualche giorno. Beh, finalmente l’ho capito!

La stazione si è completamente trasformata, quindi già l’arrivo è traumatico. Hanno chiuso il Verde!! Uno dei bar più anonimi della storia dei bar, ma che grazie alla sua atmosfera fuori dal tempo ci permetteva di stare seduti interi pomeriggi a far niente, occupando 3-4 tavolini contemporaneamente.

Abbiamo girato tutto il giorno sotto la pioggia ma è stato proprio bello. Non ci sono foto di: una discesa in Querini, a vedere un workshop per bimbi cui partecipava il fratello di Bea, la cena con la pizza dell’Anfora e la nottata per baretti.

E il giorno dopo me ne andai a votare

Com’è bello passeggiar per Rovig

Ogni tanto mi si chiede com’è la vita qui a Rovigo. La verità? Non ne ho la più pallida idea!

La maggior parte del tempo la passo in ufficio, oppure a casa. Esco in media 2 volte la settimana. Il lunedì per andare al cineforum, un altro giorno a caso per andare a fare la spesa.

Oggi che c’era il sole ne ho finalmente approfittato per andare a passeggiare in riva all’Adigetto, un canale che scorre dietro casa mia. Arrivato a Sant’Apollinare ho preso un gelato. Questo perchè sono senza dente del giudizio, quindi fatico a masticare, quindi mangio poco, quindi ho fame, quindi un gelato è ok. Nel mentre, alcune foto:

Finalmente :)

E dopo mesi e mesi di tempo, ad un’ora improbabile mentre dovrei andare a dormire, dico: finalmente!

Abbiamo passato l’anno e siamo al 2012, cosa che credo interessi poco a tutti.

Abbiamo migrato lineavariegata.net a lineavariegata.net (grazie ancora Nicolò), anche per questo forse c’è poco interesse.

Abbiamo mangiato e bevuto e ancora mangiato e poi di nuovo bevuto e la cosa non sembra finire perchè siamo fatti un po’ così, mangiamo perchè abbiamo un piatto davanti e io ho iniziato a dire che da metà gennaio mi metto a dieta.

Abbiamo imparato a giocare a BANG!, a fresbee, a fare benzina e comprare le sigarette all’estero, a spaccare angurie con la testa, a finire l’università, ad amare Steve Jobs e i prodotti apple senza comprarne nemmeno uno.

Abbiamo capito che siamo hipster perchè

“Il termine è utilizzato in maniera contraddittoria, rendendo difficile l’identificazione di una cultura precisa, perché essa è un mix di stili ed è in costante mutazione. La peculiarità degli hipster, infatti, è la volontà di essere “inclassificabili”. Professano come loro valori il pensiero indipendente, la controcultura, la politica progressista, la creatività, l’intelligenza e l’ironia, ma si tratta più che altro di una posa piuttosto che di una reale attitudine.”

Abbiamo imparato che cenare alle sei e mezza crea scompensi alimentari tali che il giorno dopo alle quattro rischi di mangiare una Lubjanska.

Abbiamo deciso che a una certa ora è meglio andare a dormire. Che so, alle quattro e mezza.

finalmente cover

Abbiamo finalmente una copertina per l'album

sindrome vertiginosa

Domenica mi sono svegliato con una forte vertigine. Per la precisione, è successa una cosa curiosa mentre ero nel dormiveglia del mattino, stavo pensando a qualcosa e all’improvviso tutto ha iniziato a girare, fortissimo. Immaginate il momento esatto in cui vi siete sbronzati di brutto e appoggiate la testa sul cuscino. Almeno, a me succede la stessa cosa in quei momenti. Vabbè, insomma, ad ogni modo, mi convinco che il capogiro è stato provocato da quello che stavo pensando…passa un poco, poi decido di riprovarci, ci ripenso e BAM! altro capogiro da panico! Montagne russe a testa in giù durante il terremoto!

Vado a fare colazione convinto di riuscire a provocarmi dei mal di testa allucinanti. Il classico super potere del cazzo completamente inutile. Nemmeno ricordo qual era il pensiero scatenante. Comunque passo una giornata di merda, con continui capogiri e nausea (quella che provate sempre da sbronzi, o in barca se avete il mal di mare), ripenso al litro di prosecco bevuto con Fede la sera prima e concludo che doveva proprio essere un vino di pessima qualità.

Il giorno dopo vado in ufficio. Il giorno dopo ancora non riesco ad alzarmi dal letto. Non perchè a letto sto bene, semplicemente perchè gira tutto. Non veramente, è solo una suggestione indotta da problemi al mio sistema di equilibrio. Ne ero parzialmente consapevole. Tanto parzialmente che per andare dal medico ho perfino preso la bici e rischiato la vita due o tre volte.
Il mio medico di base, che ho conosciuto per la prima volta dopo diversi anni, è simpatico ma ha come unica competenza professionale la prescrizione di giorni a casa dal lavoro. Piuttosto mi rimbalza all’otorino il giorno dopo. Prima di entrare dallo specialista passo interi minuti a compiacermi di saper pronunciare senza errori “otorinolaringoiatra“. Poi sghignazzo tra me e me pensando alla variante “otorinolingoiatroia” che è solo una volgarità, nemmeno un anagramma.

Ad ogni modo mi dice che si sono staccati delle specie di sassolini da dentro l’orecchio (non è labirintite, ignoranti), questi non si sa come mai si staccano e non si sa come mai prima o poi si rimettono dove devono stare. Mi da delle pastiglie dal nome promettente (vertiserc o qualcosa del genere), poi delle manovre da fare, dove in sostanza mi sguaratto da una parte all’altra. Immagino il mio orecchio come il tappo delle bolle di sapone, quello con la pallina da portare al centro del labirinto.

Dopo 4 giorni non capisco se la cosa sta migliorando o meno, evito movimenti bruschi e secondo l’otorino potrei tranquillamente andare a sciare o fare equitazione. Io ho provato a dirgli che non so sciare e non ho un cavallo, ma non ha voluto sentire ragioni.

uichendmen

Sto pensando un po’ alla definizione di “uomo da weekend“.
La mia attività settimanale è scandita dall’attesa del weekend, durante il quale, se sono fortunato, ho inscenato delle gite.
Ad esempio, l’ultimo fine settimana, siccome è tornato dalla turchia Mattia, siamo andati a Udine venedì sera a cena da Gian e Laura e Giò.
Poi sabato c’è stata la mitica Sagra di San Pietro in Castello e sono riuscito ad andare grazie a Mario e Francesca.
Lascia un po’ l’amaro in bocca sapere che non ci sono più molti rifugi dove castarci tutti assieme quando andiamo a Venezia. Insomma, l’epoca di Ca’ Gardin è finita. Siamo aperti al nomadismo.
Al di là di questo, settimane prima si era finiti a Refrontolo, prima ancora a Vrabce, che dire poi della Pasqua in Valmorbia. O del pomeriggio al parco dietro a casa di Pozzo.
Il resto del tempo sto in casa. Guardo fuori dalla finestra.
Penso.
Nemmeno troppo.

Insomma, che palle.
No ma vi giuro che quando volevo scrivere questo post ero galvanizzato dall’idea del weekendman.
Ora che ci sto pensando seriamente mi chiedo “embè?”
“Embè?” è una domanda senza risposta, di quelle tipo “Sticazzi?”….oppure “Dov’è Poggibonzi?”
No, ma non volevo aprire un dibattito sul mio attuale tenore di vita eh? No no, è solo che così ne approfitto per chiarirmi un attimo.
La parola del mese è “storiacce”.
Oh, ma Matte e Benni quando tornate dall’USA? [mitici, beccati su skype, il 16 luglio è la risposta]
Beh, insomma. che estate eh?
Speriamo domani non ci sia pioggia (perchè dire “speriamo domani non piova” anche se è corretto, mi sembra sbagliato….”piova”, dai, non pare anche a voi sbagliato?)

la beonia è il fiore degli ubriaconi

Ci sono due giapponesi e un coccodrillo sopra ad una vasca da bagno in mezzo all’oceano. Il coccodrillo non è molto aggressivo, ma se i giappi provano ad avvicinarsi troppo ringhia. Che poi, non è che sulla vasca da bagno ci sia tutto sto spazio, allora i giappi sono costretti a stare abbracciati da una parte della vasca, mezzi dentro e mezzi fuori, accovacciati sul bordo.
Dopo cinquecento giorni di navigazione in queste condizioni, il coccodrillo, mosso a compassione, decise di farsi un poco da parte, ritirandosi abbastanza da lasciare la coda penzoloni fuori dalla vasca. In questo modo uno dei due giappi riuscì a rannicchiarsi dentro la vasca e l’altro riuscì a stare un poco più comodo sul bordo.
Passati altri settecentonovantadue giorni il mare continua ad essere piatto come una tovaglia appena stirata e il cielo illuminato dal sole più accecante mai visto prima. La bagnarola si muove lentamente, sospinta da branchi di tonni che corrono appena sotto il livello del mare. Il coccodrillo, un po’ esasperato dall’attesa che uno dei due giappi tiri le cuoia per poterselo mangiare, scatta improvvisamente in avanti, aprendo le potenti mandibole (tanto per vedere la reattività dei due). Il giappo rannicchiato lì vicino, terrorizzato, riesce con uno scatto a gettarsi in acqua. Appena sotto la superficie, si trasforma in tonno e prende a nuotare insieme al branco che stava passando in quell’istante. L’altro giappo a malapena si accorse dell’accaduto, perchè nel frattempo aveva trovato in acqua una bottiglia di grappa di moscato, che aveva stappato e finito di bere diverse ore prima. Vista la situazione il coccodrillo pensò bene di sdraiarsi pancia all’aria al centro della vasca, in attesa della fine.
Questa è arrivata inaspettata esattamente al termine del duemilionesimo giorno di navigazione. Il giappo e il coccodrillo sapevano che si trattava proprio del duemilionesimo giorno perchè, proprio quella mattina, avevano ritrovato in mezzo all’acqua il vaso abbandonato duemilioni di giorni prima. Era sbocciata una pianta altissima, talmente alta che per vederne la fine il coccodrillo doveva reggersi sulla punta della coda e stendere il collo più che poteva. Nemmeno così riusciva però a distinguerne la cima. Allora il giappo lo prese per la coda, lo fece roteare come si fa al lancio del peso, e lo scagliò verso la cima della pianta.
Il coccodrillo, fingendo commozione e lacrime, lo ringraziò urlando. Il giappo riuscì a chiedere all’ultimo:”Cosa vedi?” E il coccodrillo, con un filo di voce:”La fine”.