Cassette

Oggi mia madre mi ha chiesto di dare un’occhiata ad alcune ceste di cose vecchie che voleva buttare via. Per la precisione ad un borsone pieno di CD e videocassette e una scatola di cassette. Che a ripeterlo ora mi sembra che se non dico “musicassette” non si capisce. All’epoca era invece chiaro: cassette = audio.

Tra le VHS ho trovato una infinità di titoli che “so di averlo visto ma non lo trovo”. Una parte di questi sono del periodo Anime giapponesi: Una tomba per le lucciole (Isao Takahata) e Perfect Blue (Satoshi Kon) andai a comprarli da Alessandro Editore a Bologna, in un’epoca in cui ero le fumetterie a Padova mi lasciavano completamente insoddisfatto. Altri sono registrati da Fuori orario quando lo streaming ce lo sognavamo ed ero ingordo di cinema, prevalentemente giapponese. I più recenti sono invece del periodo in cui, a seguito dell’introduzione del digital terrestre, mantenni in vita un piccolo televisore da cucina collegandoci il videoregistratore.

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Mi sento parte di una generazione strana, ho vissuto e ricordo bene l’epoca pre-internet e ora uso con disinvoltura Netflix e Spotify. Fino a poco meno di vent’anni fa l’audio e il video avevano bisogno di supporti dedicati.

I CD nemmeno li ho fotografati, invece qui sotto ecco una rappresentazione di quanto ascoltavo da adolescente. Siamo alla fine degli anni ’90 e ogni cassetta veniva descritta e decorata meticolosamente. Punk, Oi!, Ska… è rimasto fuori qualcosa ma direi che dai 15 ai 19 anni ho ascoltato praticamente solo queste cose qui.

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E quando mi facevo la doccia, in bagno attaccavo questo a tutto volume. L’ho anche portato in piscina una volta, funzionava con 5 batterie grosse. Il mio ghetto blaster personale che ha suonato dai Nirvana agli Operation Ivy. Si poteva anche registrare.

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Robe che trovi su Netflix

Già pensavo di avere poco tempo prima, figuriamoci adesso. Ad ogni modo, anche Netflix ci si mette, con il suo catalogo sempre fresco e ricco di proposte.

Non stupiamoci quindi se il tempo speso a cercare “roba buona” da guardare è poco. E quando trovi la roba giusta magari non hai voglia.

Ad ogni modo scrollando le paginate proposte sono capitato su un paio di titoli che mi hanno incuriosito e mi sono ricordato che non molti anni fa era mia abitudine provare a recuperare i vincitori del Sitges Film Festival.

Al Sitges hanno preso solo premi minori, ma ci sono passati, e potete trovarli anche su Netflix:

L’incidente (2014) di Isaac Ezban: storie parallele di gente incastrata in un loop temporale. Sarà che non capisco il messicano ma non mi pare recitato così bene, oppure avrei da ridire su qualche dialogo. Nel complesso però è godibile. Non fosse solo pensando alla quantità di cose brutte che si possono infilare nella categoria “loop temporale” a cui evidentemente film come Primer non ha insegnato nulla.

I simili (2015) di Isaac Ezban: un film matto matto, anche per questo ripeto il commento precedente su recitazione/dialoghi. Però, oltre alla storia matta matta, ho apprezzato tono e colori della pellicola, è stato veramente un salto nel passato. Ad un certo punto ho creduto di rivedere i film di Teshigahara.

The Final Girls (2015) di Todd Strauss-Schulson: e fatevele quattro risate ogni tanto. Bella parodia del genere “horror ignorante” con alcune chicche a livello di inquadrature ed effetti speciali. Da gustare con i pop-corn e in compagnia.

p.s. sempre su Netflix qualche mese fa ero capitato anche su http://www.imdb.com/title/tt5710514/ e http://www.imdb.com/title/tt3850214/
Assai meritevoli 🙂

e mentre…

E mentre voi state a fare le vostre cose, vivete la vostra giornata, sognate vite che non vi appartengono….io recupero filmz dalla mia superguidadefinitiva.

E mentre qualche sciocco ex-cinema porno di quartiere appena riaperto mette in cartellone Natale in Sudafrica, riesco a recuperare con gioia il tanto atteso lungometraggio di rare exports. Da vedere.

Il resto è vita….
I saw the devil” si presenta bene, ma alla fine lascia un po’ di amaro in bocca. Pensieri del tipo “ok l’hai girato bene” – “wow, bella fotografia” – “hey, ma quell’attore dove l’ho già visto” passano per la testa fino ad essere soppiantati da altri del tipo “la trama non regge” – “il messaggio di fondo non regge” – “per due ore e mezza non reggo”. Ci troviamo di fronte all’ennesimo film coreano sul tema della vendetta. Ennesimo non vuol dire che sono stufo, non vuol dire nemmeno che ora identifico il cinema coreano con questo tipo di pellicole, ci mancherebbe. Vuol dire semplicemente che si sta raschiando il fondo del barile. In ogni caso ho trovato interessante questo post+commenti, che vi consiglio se volete farvi un’idea, anche per i suggerimenti di visione a margine.

Monsters” rientra in quel simpatico e piccolo mondo di film “impegnati” in termini di denuncia sociale (es. District 9), che utilizza la metafora dell’alieno per spiegare i temi dell’integrazione e del rapporto con l’altro. Sinceramente, sarò stupido io, ma non ho ben capito le intenzioni del regista. In soldoni la storia narra di come due americani sono costretti a rientrare negli Stati Uniti come profughi, perchè la zona compresa tra loro e il confine è colpita da un’invasione aliena. Se da un lato l’idea di mostrare l’odissea del profugo con lo sguardo di chi i profughi li vede in tv risulta a tratti interessante, dall’altro non ho capito perchè dilungarsi tanto sui protagonisti (che difficilmente assumono spessore), trascurando in parte proprio il viaggio della speranza che sono costretti a compiere. Sulle scenografie invece niente da dire.

Fuori tema:

Scott Pilgrim vs the World“. No, il fumetto non l’ho mai letto e non penso lo leggerò (i disegni non mi piacciono). In ogni caso Edgar Wright infila un’altro film culto. Ora che l’ho fatto vedere praticamente a tutti non mi dilungo oltre. Dico soltanto che penso sia il miglior film fatto fin’ora in grado di mescolare i linguaggi di cinema, fumetto e videogiochi.

Blue Tongue Films credevo fosse solo un canale su youtube, invece è un gruppo di cineasti australiani che hanno fatto più di una cosa interessante. Più di un anno fa mi ero visto “Spider” grazie alla screeningroom del tubo , poi qualcuno che ha notato il mio interesse per gli zombie, mi ha consigliato il cortometraggio “I Love Sarah Jane“, alla fine son anche andato al cinema a vedere “Animal Kingdom“. Simpatici sti australiani.

pistole

wanted1Ieri ho letto Wanted di Mark Millar, una miniserie della Marvel particolarmente interessante e divertente. Il mondo in cui viviamo è segretamente sfruttato a piacimento da una lega di supercriminali che ha sconfitto tutti i supereroi nel 1986 eliminando poi il ricordo della cosa. Il protagonista è uno sfigato clamoroso che scopre all’improvviso di essere figlio di uno dei leader della società supercriminale, si trasforma a sua volta in supercriminale e diventa ben presto un’esponente di rilievo della società segreta. Il mondo è inconsapevolmente in balia di una criminalità superorganizzata con una sua morale: stupro e omicidio. Tanta ironia su supereroi e fumetti marvel. Tanta presunzione nel finale.
Come spesso mi capita di recente, oggi mi faccio un giro tra gli archivi di vari siti di streaming, scoprendo che da Wanted hanno tratto anche un film, anzi, considerando il cast, un filmone. Morgan Freeman, Angelina Jolie e tanto hollywood. Ovviamente scopro al volo che la sana (o malata) passione per l’amoralità del fumetto è stata abilmente riscritta per il grande schermo, creando un blockbuster (quasi) adatto alle famiglie, un’operazione commerciale in grande stile in grado di tirar fuori i buoni sentimenti da pagine e pagine di violenza gratuita.
max-payne-1_rlyEPreso dall’ansia per l’adattamento, scopro con gioia che hanno fatto il film anche di Max Payne, un bel videogioco che all’epoca fece eco per l’introduzione della modalità ‘bullet time’, ovvero la possibilità di rallentare il tempo per aumentare la spettacolarità delle scene d’azione (forse aveva anche un’utilità di gioco). Oltre a questo il videogame era stato anche ben scritto e vedeva il protagonista, un poliziotto (o detective? non ricordo) sulle tracce degli assassini della sua famiglia, tra sette mistiche e mafia russa, ma con notevoli problemi mentali derivanti dallo shock appena subito, che lo rendono più simile a uno psicotico che a un freddo vendicatore della notte. Ovviamente parte completamente dimenticata nel film, dove il protagonista è un’impassibile maschera di freddezza omicida.Ma insomma, effettivamente è sempre uno sparatutto, cosa dovrei pretendere? Forse meglio così?
B00005JOLCFinisco la mia carrellata approdando a Dear Wendy, un film strano, di cui avevo visto la pubblicità parecchio tempo fa ma che non presi mai in considerazione. Lo vedo, mi piace, scopro che è stato scritto da Von Trier e diretto da un regista che partecipò al progetto Dogma e che dallo stile di Von Trier prende parecchio. Ma a me Von Trier piace.
Un gruppo di ragazzi disadattati inizia una sorta di venerazione per le armi da fuoco che li porta ad aumentare la fiducia in loro stessi.
Alla fine del film torno a pensare a Wanted e mi vengono in mente diverse analogie: la stessa ossessione per le armi da fuoco, lo stesso meccanismo di maturazione dei protagonisti grazie all’uso del “ferro”, la personalissima distinzione tra cose giuste e cose sbagliate, la violenza gratuita esibita nella parte finale del film.

Hey, c’è la mostra del cinema al Lido!

l’orrore quotidiano

Ieri ho erroneamente guardato 30 giorni di buio. Nel pieno del mio periodo “film disimpegnati”, provo a esplorare le nuove vie dell’horror. L’accidentale presenza del mio cuginetto, a cui la sola visione del trailer causerà incubi notturni, mi ricorda di come fino alla maturità non fossi in grado di vedere film di paura senza farmela sotto.
Per un buon periodo il massimo a cui riuscivo ad avvicinarmi era la scena di Mamma ho perso l’aereo, in cui Kevin va in cantina e vede il mostro/caldaia (non senza coprirmi il viso). Per il resto (Gremlins, Alien, Predator, ….) semplicemente rifiutavo la visione.
Non ricordo quando ho scoperto l’escamotage “guarda il film con la mano davanti, tra le fessure delle dita”, che è stato il passo necessario per prendere lentamente confidenza almeno con i rumori.
Ricordo ancora quello che io considero il  capostipite di una nuova era di consapevolezza: “Tremors”. Era una terza visione, al limite del surreale visti gli effetti speciali antidiluviani, così mio fratello mi disse “Se non lo guardi fino in fondo ti farà paura per sempre”. Così ho fatto, guardato fino alla fine.
AH AH AH AH!!! Che risate.

Da quella volta è stata un’escalation, con calma mi son rivisto i gremlins e ho continuato soddisfatto fino al J-Horror.
Ovviamente se dobbiamo parlare di cose che fanno paura e cinema, si tirano fuori moltissimi modi diversi di fare film: snuff, underground, gore, splatter, trash, thriller psicologici, mega effetti speciali, e chi più ne ha più ne metta.
Personalmente non mi sono mai spinto troppo in là, ma scopro con soddisfazione che ci sono ancora poche cose che mi inquietano talmente da impedirmi di vedere un film.

E’ comunque buffo pensare a come cambi lo stile del cinema mainstream, di cui penso 30 giorni di buio faccia parte. Ora c’è una nuova cosa: lo stile videoclip; così si va dalla telecamera a mano, a cattivoni stilosissimi, al montaggio serrato.
Nonostante tutto, per poter entrare nel genere, bisogna inserire i soliti ingredienti: personaggi stupidi che fanno cose stupide, la prevedibilità del concetto “quando meno te lo aspetti”, tanto tanto sangue.

l'orrore quotidiano

Ieri ho erroneamente guardato 30 giorni di buio. Nel pieno del mio periodo “film disimpegnati”, provo a esplorare le nuove vie dell’horror. L’accidentale presenza del mio cuginetto, a cui la sola visione del trailer causerà incubi notturni, mi ricorda di come fino alla maturità non fossi in grado di vedere film di paura senza farmela sotto.
Per un buon periodo il massimo a cui riuscivo ad avvicinarmi era la scena di Mamma ho perso l’aereo, in cui Kevin va in cantina e vede il mostro/caldaia (non senza coprirmi il viso). Per il resto (Gremlins, Alien, Predator, ….) semplicemente rifiutavo la visione.
Non ricordo quando ho scoperto l’escamotage “guarda il film con la mano davanti, tra le fessure delle dita”, che è stato il passo necessario per prendere lentamente confidenza almeno con i rumori.
Ricordo ancora quello che io considero il  capostipite di una nuova era di consapevolezza: “Tremors”. Era una terza visione, al limite del surreale visti gli effetti speciali antidiluviani, così mio fratello mi disse “Se non lo guardi fino in fondo ti farà paura per sempre”. Così ho fatto, guardato fino alla fine.
AH AH AH AH!!! Che risate.

Da quella volta è stata un’escalation, con calma mi son rivisto i gremlins e ho continuato soddisfatto fino al J-Horror.
Ovviamente se dobbiamo parlare di cose che fanno paura e cinema, si tirano fuori moltissimi modi diversi di fare film: snuff, underground, gore, splatter, trash, thriller psicologici, mega effetti speciali, e chi più ne ha più ne metta.
Personalmente non mi sono mai spinto troppo in là, ma scopro con soddisfazione che ci sono ancora poche cose che mi inquietano talmente da impedirmi di vedere un film.

E’ comunque buffo pensare a come cambi lo stile del cinema mainstream, di cui penso 30 giorni di buio faccia parte. Ora c’è una nuova cosa: lo stile videoclip; così si va dalla telecamera a mano, a cattivoni stilosissimi, al montaggio serrato.
Nonostante tutto, per poter entrare nel genere, bisogna inserire i soliti ingredienti: personaggi stupidi che fanno cose stupide, la prevedibilità del concetto “quando meno te lo aspetti”, tanto tanto sangue.

morti straordinarie di persone ordinarie

Se avesse anche solo immaginato cosa stava per succedergli, avrebbe passato la giornata diversamente. Questo fu l’ultimo pensiero, o quasi. Il penultimo direi. Solitamente l’ultimo è un banale “perchè proprio io” o simile.
E’ incredibile come in pochissimi decimi di secondo siamo in grado di elaborare tanti pensieri e stupircene pure. E’ per questo che qualcuno sostiene che il tempo rallenti. Ma non è tutta la vita che passa davanti, è solo quella dannata ultima giornata. Che non è nemmeno andata tanto male, cioè, un giorno come un altro, senza alti nè bassi. Ma è proprio la sua mancanza di straordinarietà che rompe le palle. Se uno deve proprio andarsene, che si prepari, faccia una festa, che almeno saluti come si deve le persone a cui vuole bene.
Già la situazione è abbastanza ridicola così, che poi sia stata una giornata qualsiasi, non fa altro che aumentare la sensazione di mediocrità del poveraccio. Mentre si rivede mentre accende la macchina e va a lavoro, sente delle fitte allo stomaco, come se solo ora capisse quanto tempo ha sprecato andando a lavorare. Poi ripensa al pranzo coi colleghi, in mensa le solite cose, la pasta fa schifo e il suo amico legge il giornale. Torna a casa e sta un po’ a leggere, la sua unica soddisfazione quotidiana, i suoi fumetti. Arriva la sua ragazza ed escono a bere qualcosa, lei deve vedere un’amica, si sarebbero rivisti dopo cena. Risente il bacio di lei, mentre si salutano di fretta, tanto si sarebbero rivisti poco dopo. Ripensa a quanto scemo è stato, idiota, imbecille, coglione, a non aver pensato che forse non si sarebbero più rivisti. Ma d’altra parte come fa uno a pensare certe cose. E’ convinto che ad una persona normale come lui non dovrebbero succedere. Insomma, stava cucinando tranquillo e BUUUUM…..saltato per aria.
Perchè? Perchè nel suo paese c’è un robot gigante che protegge i buoni dai cattivi. Difende dalle invasioni aliene, vive in una montagna ed è pilotato da un ragazzino. Fantastico. Ma intanto continua a sparare dove capita raggi ad energia fotonica e pugni razzo mentre l’alieno di turno devasta mezza città.
In realtà lo sapeva, dopotutto l’ha sempre saputo che era una comparsa. E pensa: “ma perchè proprio io?”.

mazinga

Volendo andare al cinema a vedere uno tra i seguenti film:

  • The Wrestler
  • Watchmen
  • Istinto di morte (esce il 13 marzo) o Nemico pubblico N°1 (non ho capito con che nome andranno in cartellone)

Avete suggerimenti? Qualcuno vuole venire a vederne uno con me?  Quando andiamo?