zamanlarım #4

Ieri ho pensato queste cose:

Quando facevo le medie, ho iniziato a collezionare fumetti.

In realtà già da prima, spendevo la mia paghetta settimanale per Topolino. Di fatto la mia paghetta settimanale era l’ultimo numero di Topolino. Poi ho dovuto darli tutti via perchè in casa non ci stavano più. E’ stata una cosa tipo dare via i cuccioli, mi son messo in strada e dentro uno scatolone c’erano tutti i Topolini. Non ricordo più se li ho venduti, regalati o se sono stati buttati via…. Ho conservato solo il numero 2000 che mi sembrava particolarmente importante come numero.

Ma sto divagando…

Quando facevo le medie, ho iniziato a collezionare fumetti. All’inizio ho comprato praticamente un numero di ogni cosa stampata quell’anno. Poi devo aver realizzato che le cose più perverse le facevano i giapponesi e così sono passato all’acquisto esclusivo di manga (e qualche PK o Cattivik ogni tanto…).

Il collezionismo di manga negli anni ’90 non era una cosa da poco. La Star Comics pubblicava ancora cose di rilievo, la Panini entrava nel settore, ai mercatini facevo incetta di Granata Press. In pratica mi trovavo spessissimo a corto. Ogni mese circa facevo dei conti per capire cosa avrei potuto comprare.
Mai abbastanza…

Un paio di volte ho ricontrollato tutti i fumetti che ho, non sono tantissimi, ma il mucchio produce un certo valore economico. Tra l’altro, la cosa assurda dell’eterna carenza di fondi, è che ho pochissime collezioni complete. Considerando che ‘sti giapponesi malati facevano serie più lunghe di Beautiful….

All’epoca ricordo distintamente di aver pensato diverse volte

Quando avrò un lavoro potrò permettermi tutti i fumetti che voglio! Ah! Potrò anche recuperare i vecchi numeri che mi mancano! Completare le serie in sospeso! Permettermi di collezionare decine di titoli contemporaneamente! Niente potrà fermarmi!

Invece poi è successo che sono cresciuto, dei fumetti giapponesi ho smesso di interessarmi, in generale delle cose eccessivamente serializzate. Da diversi anni ormai potrei permettermi le cose che da giovane sognavo. Invece non lo faccio.

Mi è anche venuto in mente che ogni tanto si pensa

Ah! Quando sarò in pensione! Potrò fare tutto quello che voglio!
(ma guarda che la pensione non esiste, è un’invenzione dei grandi)

Tutto questo mi ha spinto a riconsiderare molto i miei attuali desideri. E se fosse sempre così? Quante cose per cui ci stiamo impegnando in questo momento finiremo per scordare tra qualche anno?

Lo so, le priorità cambiano, le cose importanti vengono costantemente ridefinite. Allora torno a pensare che ha molto più senso lavorare per il presente, per godere della vita adesso.

La cosa pazzesca è che questo pensiero deve aver messo radici. L’ho pensato ieri mattina in macchina. Poi ho vissuto la mia giornata e alla sera mi son chiesto

Ma a cosa stavo pensando stamattina? Volevo anche scriverlo sul mio blog…

Ah! certo!

E poi ho passato la mia serata, e ora sono qui a scriverlo addirittura più di 24 ore dopo averlo fatto. Tutto questo pur di non dargli seguito.

…è tutto un po’ così…

Topolino 2000 27 marzo 1994

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l'importanza del tempo libero, o come cercare di farne a meno

Condivido le impressioni sulla pigrizia comunicativa di cui parla Teo, perchè spesso mi ritrovo nella stessa situazione. Si tratta più che altro di una pigrizia di fondo (direi accidia), sempre presente al primo sprazzo di “tempo libero” (che poi cosa vuol dire ‘tempo libero’?). Anche secondo me il metodo migliore per risollevarsi è la pratica del “fare“. Anche se il problema principale è risvegliarsi nel momento di pigrizia, affermando “Lo voglio fare. Adesso.”.

La cosa assurda è vedere i due estremi.

Alle volte sono talmente coinvolto nella pigrizia che passo ore e ore a far niente. Ovviamente su internet. Saltando di qua e di là in un vortice di serendipità. E ottenendo la frustrazione a fine serata, quando mi rendo conto di quanto avrei voluto fare e non ho fatto.

Altre volte invece, e mi sta succedendo proprio in questi giorni, sono talmente preso dalla volontà di “fare” e dall’entusiasmo di mille idee diverse, che ricado nella frustrazione del tempo che non ho per farle e mi perdo in mille pensieri inconcludenti.

Forse un’altra buona pratica potrebbe essere proprio lo smettere di classificare il tempo come “tempo libero”, distinto da qualche altro tipo di tempo. D’altra parte non abbiamo nessun tipo di controllo sul tempo, quindi che senso ha definirlo libero o meno? Giallo o profumato?

E se con “tempo libero” intendiamo il nostro modo di vivere quel tempo, non è che, forse, immaginandoci il resto del tempo come “non libero“, finiamo per accumulare sentimenti di frustrazione e stress? Sono sempre più convinto che siamo noi, con queste convinzioni, i primi artefici delle molte gabbie in cui affermiamo di essere incastrati (lavoro, studio, società). Mi accorgo ora che non ho passato mesi a cercare un lavoro o un ambito di studi che mi piacesse, che fosse adatto alle mie passioni. Ma ho avuto la fortuna di mettere la passione in quello che facevo.

E ora l’idea è fottersene del concetto di tempo libero.